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[Posts in Italian] Articoli sulla vita (digitale): regolamentazione e sentenze relative al web, sviluppo dell’economia tramite web ed open source. Ma anche i progetti più disparati che mi passano per la testa.

Noi non siamo degli Einstein!

Spesso per il web gira questa famosa frase di Einstein. Spesso te la dicono  quando provi a spiegare un concetto e non ti fai capire.  O perchè davvero non l’hai capito o perchè usi una terminologia troppo tecnica per l’interlocutore o perchè dai per scontato dei concetti e via dicendo…

#Daje e #daje sono arrivato a una conclusione : io non sono Einstein! E direte voi ironicamente: e ora ci sei arrivato? Bhé nel senso che non riesco ( e non penso che sono il solo) a spiegare qualcosa velocemente,  a un mio interlecuto che non ha le conoscenze basi dell’argomento. Faccio un esempio: riuscireste a spiegare la moltiplicazioni a un vostro nipotino che non sa neanche cosa sia l’addizione? Dovreste iniziare dall’addizione per poi arrivare alla moltiplicazione….

L’unica idea che mi viene a mente per fare velocemente è mandare un wazapp con l’articolo di Aranzulla o Wikipedia..

#ioNonSonoEinstein

Filtrare le informazioni di Internet #bufale

Il grande problema della scuola oggi è insegnare ai giovani a filtrare le informazioni di Internet, cosa di cui non sono però capaci neppure i professori, perché sono neofiti in questo campo. (Umberto Eco)

Da Trump passando per Grillo, il tema bufale e di come le bufale influenzano (controllino) le opinioni delle persone sta diventanto sempre più centrale, anche grazie a questo mondo di comunicazione socials.
Su questo tema, consiglio vivamente di leggere questa pagina del prof. Crudele, che nel lontano 2008 ha fatto una lista di alcune domande che ci dovremmo porre quando leggiamo una notizia, sul web e non! Continua a leggere

Come gli algoritmi influenzano il business

Negli ultimi tempi e non solo dalla vittoria di Trump alle presidenziali USA, si sta parlando sempre più di come gli algoritmi dei servizi Internet influenzano le nostre opinioni, soprattutto per le notizie che ci fanno vedere.

I media ci hanno sempre influenzati

Tutti sanno che i media tradizionali, come giornali e TV,  influenzano le persone e oggi non ci sono solo loro. Dai motori di ricerca come Google fino ai social network come Facebook o Instagram, ciò che ci fanno leggere  e vedere ci influenza.
Ma mentre i media tradizionali ne sono tanti e mostrano a tutti le stesse notizie, così che uno può decidere se vedere o meno un programma o decidere quale giornale comprare; i nuovi media danno informazioni personalizzate basate sui siti che visitiamo e ,cosa non da poco, i più usati sono pochi! Alternative a Google o Facebook c’è ne sono, però sono poco diffuse! Continua a leggere

I dati come moneta di scambio o no?

Leggendo l’ultimo libro di Morozov “I signori della Silicon Valley” mi sono soffermato a pensare su una sua considerazione, presente anche nel suo articolo del 2015 sul The Guardian: Facebook isn’t a charity. The poor will pay by surrendering their data

i ricchi pagano i servizi con i propri soldi, mentre i poveri li pagano con i loro dati e questo non solo nei paesi poveri

Io voglio rispondere a quest’affermazione da programmatore che vorrebbe vivere col frutto del proprio lavoro: le app e i servizi web!
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Ammazza blog 2016

Il Parlamento è ritornare a legiferare su Internet, questa volta  prova a contrastare il fenomeno del cyberbullismo con una legge, la C3139, che prometteva bene:

La presente legge si pone l’obiettivo di contrastare il fenomeno del cyberbullismo in tutte le sue manifestazioni, con azioni a carattere preventivo e con una strategia di attenzione e tutela nei confronti dei minori coinvolti, sia nella posizione di vittime sia in quella di responsabili di illeciti.

Solo che, come scrive Fulvio Sarzana su Il Fatto, in seguito a vari emendamenti è diventata una  vera e propria norma ammazza web. Della legge ne parlano anche Arturo Di Corinto su La Repubblica e Guido Scorza sul suo blog che afferma:

Dalla diffamazione online, al furto di identità ad una qualsiasi violazione della disciplina sulla privacy tutto è destinato ad essere fagocitato dalla onnivora definizione di cyberbullismo

Non ci resta che aspettare Settembre e sperare che la legge ritorni alla forma originale.

Quarta rivoluzione Industriale o Industry 4.0?

E’ già da qualche anno che prendevo nota di articoli e link che parlano della completa robotizzazione della fabbrica e di questa politica portata avanti non solo dalle grandi Corporations ma anche da Stati tra cui la Germania.
L’articolo non l’aggiornerò più, ormai dell’argomento se ne parla ovunque.
Tengo a avvisare che nell’articolo cito intellettuali socialisti e quindi se avete altro orientamento politico  decidete voi se continuare a leggere o meno.

Grandi pensatori del nostro tempo stanno dibattendo già da un pò sulle conseguenze che l’intelligenza artificiale (IA) e la robotica provocheranno sui posti di lavoro e quindi sulla nostra società.

Ultimamente Stephen Hawking sta portato avanti il discorso della robotica che provocherà maggiori diseguaglianze, se non ci sarà una re-distribuzione delle ricchezze.

everyone can enjoy a life of luxurious leisure if the machine-produced wealth is shared – or most people can end up miserably poor if the machine-owners successfully lobby against wealth redistribution

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I Bug del Neoliberismo: Snowden, Hacking Team e altre storie

EDIT  Novembre 2016: nel film su Snowden, in cui si mette in evidenza il fatto che lui non era a metà tra NSA e società esterne: Snowden era uno cresciuto e che si trovava a lavorare sempre tra CIA e NSA. Quindi le parti che vedete cancellate, lo sono state fatte dopo che ho visto il film e quindi mi son documentato meglio. Scusate!

È già da un pò che volevo scrivere questo post, ma ora che Phineas Fisher ha fatto trapelare come ha violato Hacking Team dopo aver fatto lo stesso con FinFisher, mi sembra sia arrivato il momento giusto.

Cosa centrano Snowden e Hacking Team nella stessa frase? Ciò che li collega è il neoliberismo. Entrambi i casi sono potuti nascere grazie al contesto economico contemporaneo che ha delegato questioni importati per lo Stato (come la sicurezza nazionale) ai privati, in modo da ridurre le spese. Ma come si dice a Napoli “lo sparagno non è mai guadagno!” che in italiano sarebbe: spendere di meno non è sempre vantaggioso.

Non sta a me dire che la sorveglianza e l’ascolto di soggetti pericolosi è essenziale nelle operazioni di polizia e di sicurezza e infatti negli ultimi anni NSA e le agenzie di sicurezza del mondo stanno investendo sempre più soldi per i software di sorveglianza o addirittura in centri di raccolta dei dati.

Questa richiesta di strumenti di spionaggio da parte di Stati, e penso anche di grandi aziende, ha fatto nascere un ricco business e quindi, anche società di sicurezza informatiche, molte delle quali sono diventate famose per loro sfortuna, ricordo i casi di Hacking Team e di FinFischer, alle quali hacker(s?) hanno sottratto informazioni importanti.

Gli strumenti di spionaggio non sarebbero un problema finquando tutte le intercettazioni siano gestite, in contesti democratici, da organi esterni alle agenzie di sicurezza, come può essere la magistratura in Italia, che in base a delle prove decide di far intercettare o meno una persona. Ma dato che le aziende produttrici di questi software sono private, queste potrebbero vendere a chiunque, anche in presenza di leggi che ne regolamentino la vendita (come il Wassenaar Arrangement). Questo è un “bug” grave del nostro sistema economico.

Dal mio punto di vista i software di sorveglianza di massa e altre questioni importanti come la gestione della rete elettrica e telefonica, dovrebbero essere gestiti solo da enti governativi, per una questione di sicurezza nazionale e di democrazia. Software per la sorveglianza sono stati venduti a paesi non democratici da aziende private per questioni di business. Se invece, lo sviluppo di questi software fosse affidato allo Stato, questa situazione non ci sarebbe, essendoci un controllo più stretto sulla vendita e questa non sarebbe certamente legata a questioni economiche.

Però la gestione esterna allo stato di questioni nazionali importanti, causata dal neoliberismo, potrebbe avere anche dei bug positivi, come nel caso di gole-profonde che decidono di parlare se vedono qualcosa che non va. Snowden è il caso più eclatante, proprio perchè era un dipendente di una società privata che lavorava per NSA, il quale vedendo a che brutto punto era arrivata la sorveglianza di Stato, ha fatto trapelare tramite Wikileaks quello che poteva. Snowden lo considero un bug del neoliberismo, proprio perchè era un lavoratore esterno ad un’agenzia di stato. Se fosse stato un interno, come un soldato, non so quanto e se si sarebbe mai saputo qualcosa. Infatti Manning è uno dei pochi casi in cui un soldato è andato contro il proprio Stato avendo assistito a un’ingustizia impunita.

E voglio poi ricordare che Snowden essendo un esterno e neanche di alto rango, di sicuro non aveva accesso a tutte le informazioni e le tecniche sulla sorveglianza di massa che ha NSA!

La sicurezza è importante ma la sorveglianza di massa, in cui tutti possiamo essere spiati indistintamente, la vedo sempre più come una gabbia inutile: basta scrivere qualsiasi cosa sui social, che subito potresti diventare una minaccia per i software di sorveglianza di massa (si veda il documentario Termini e condizioni che vengono applicati se click accetto), ma allo stesso tempo cellule terroristiche si organizzano per fare attentati e nessuno capisce come fermarle.

Forse una soluzione a questa situazione sarebbe quella che noi occidentali pensassimo più alle nostre democrazie e meno a quelle degli altri.

Approfondimenti:

 

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I Bug del Neoliberismo: Snowden, Hacking Team e altre storie è distribuito con Licenza Creative Commons Attribuzione 4.0 Internazionale.

È solo un cartone animato Mario!

Ecco un mio breve brano satirico che che ho scritto qualche tempo (pubblicato su Medium) sulla vicenda Adinolfi-KungFuPanda :
Ci sono situazioni brutte in cui mi trovo spesso a mio malgrado, sitazioni in cui non vorrei capitare ma mi ci trovo perchè non chiudo la bocca. Una di queste situazioni c’è stata mentre vedevo il film (per bimbi) “Hotel Transylvania”, con precisione mentre vedevo la scena in cui il pipistrello insegue l’aereo

hotel_transy

a quel punto ho pensato ad alta volce: “Ma come fa un pipistrello ad andare veloce come un aereo!?! ”. Immediatamente mi son sentito sgridare da Tizio (non scriverò il suo vero nome per privacy) che stava a fianco a me e che mi diceva: “Ma è solo un cartone animato!! Che vai a pensare!”.

E infatti… c’ha ragione, che vado pensando! Quindi anche io, grazie a quest’evento della mia vita, sono arrivato a quel punto dove uno decide che non si deve vedere più i cartoni animati; io l’ho deciso non perchè non ho più l’età, ma perchè mi faccio troppi problemi sulla coerenza della sceneggiatura.

Però come fan tutti con le diete o con le altre promesse che uno si fa, ho trasgedito rivedendo Nemo. E infatti verso la fine del film (spero che l’abbiate già visto tutti) ci sono riscascato. La cosa mi è capitato quando c’è la scena degli amici di Nemo nell’acquario che riescono a scappare

nemo_escape

Quando i pesci sono arrivati in mare, a quel punto, non solo mi son fatto mille domande sulle cose non spiegate dalla sceneggiatura del film, anzi, un pensiero mi ha fatto venire pure l’angoscia: “Nell’acquario c’è l’acqua dolce… in mare l’acqua è salata… una volta usciti dalle buste… MORIRANNO!!!”. E lì mi prende un’angoscia che non vi dico…ma fortunatamente mi son ricordato delle sagge parole di Tizio: “è solo un cartone animato”, che mi hanno calmato. Da allora ho deciso che se capita vedrò i cartoni, ma che lì devo vedere con spensieratezza, o almeno ci devo provare!

Poi nell’ultimo periodo ho anche scoperto che non sono l’unico ad avere un problema del genere! Anche Mario Adinolfi ha avuto una crisi come la mia sentendo della trama di “Kung Fu Panda 3”.


Dato che mi sono trovato già in questa situazione e so come comportarsi, ho un consiglio da dare al caro Mario che potrebbe aiutarlo: è solo un cartone animato!!

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Birgitta Jónsdóttir e La Democrazia nell’era digitale

Questa è la traduzione di un testo del Gennaio del 2015 di Birgitta Jónsdóttir, leader del Partita Pirato Islandese, che molti pensano possa diventare la prossima Primo Ministro Islandese. Ho fatto la traduzione affinchè anche chi non conosce l’inglese può informarsi e capire le idee e la storia che l’hanno mossa.
Il testo tratta delle sue visioni sulla Democrazia diretta nell’era digitale, sulla persona digitale e la sua privacy, e su ciò che ha già fatto Birgitta in Islanda.

Il testo originale è questo su New Internationaliste Megazine. Nella traduzione, corretta da Antelox che ringrazio, potete notare delle parole in corsivo e tra parentesi, quelli sono i termini usati nell’articolo originale, li ho lasciati per far capire meglio il senso. Inoltre, sempre tra parentesi, dove vi è ndt (nota del traduttore) ci sono le mie note.

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