Nuova new economy: BigData e Gig Economy

Negli ultimi anni si sta andando verso una nuova new economy: non solo e-commerce, ma BigData e soprattutto Gig Economy.
In questo breve articolo tratterò di BigData, non dal punto di vista della privacy ma da un punto di vista economico, tentando di spiegare cosa vuol dire essere in possesso di un enorme quantità di dati.
Infine tratterò di Gig Economy, quella dei “lavoretti”, dove voglio metter in evidenza il ruolo di chi usa le app per lavorare: è davvero un imprenditore di se stesso o è un dipendente ?

BigData: tra Varianza e Bias

Per quanto riguarda i BigData, non c’è solo un problema di privacy ma c’è anche un problema di concorrenza. Il perchè può essere dedotto da queste parole di  Peter Norving di Google: “We don’t have better algorithms. We just have more data.” (Noi non abbiamo algoritmi migliori, abbiamo solo più dati). Affermazione confermata da due ricercatori Microsoft, Banko and Brill, che in una loro ricerca del 2001 dimostrano che differenti algoritmi danno risultati simili, man man che i dati da elaborare crescono.

Andando nel tecnico, come è spiegato nel post di TecnoCalifornia, aumentare i dati migliora le perfomance degli algoritmi che soffrono di alta varianza. Però ci sono anche algoritmi che soffrono di alto bias e in questi casi aumentare il numero di dati da analizzare non aiuta.
Ecco un video di Andrew Ng che spiega come diagnosticare un alto Bias o un’alta Varianza:

Tornando al discorso della concorrenza, le considerazioni tecniche appena discusse ci fanno capire che le aziende che hanno una grande quantità di dati sono molto potenti, in quanto possono avere modelli migliori (non algoritmi migliori) e quindi hanno un vantaggio enorme rispetto a chi ha pochi dati.
Altra cosa non da poco:  sono poche le aziende in possesso di BigData! (fonte Pagina99).

Aggiornamento 1/7/2017: in un articolo dell’Economist  c’è un’intervista a Hal Varian, capo economista di Google, che andando contro a Norving, afferma:  <<I dati sono soggetti alla legge dei “rendimenti di scala decrescenti”: in pratica ogni dato aggiuntivo produce sempre meno valore, e oltre una certa soglia raccoglierne altri non aggiunge niente. La cosa più importante, spiega Varian, è la qualità degli algoritmi che elaborano i dati e il talento di cui dispone un’azienda per svilupparli. Il successo di Google “è una questione di ricetta, non di ingredienti”.>>
Invece Glen Weyl, economista della Microsoft Research, ha da ridire sulle parole di Varian: <<Forse questo era vero agli albori delle ricerche online, ma non lo è più nel nuovo e sfolgorante mondo dell’intelligenza artificiale. Gli algoritmi imparano sempre di più da se stessi: più numerosi e aggiornati sono i dati che ricevono, meglio è. E in realtà i rendimenti marginali dei dati crescono al moltiplicarsi delle applicazioni>>

Un approfondimento sui danni all’economia derivati da un monopolio sui dati, lo potete trovare in quest’articolo dell’avvocato Maria Orefice del Centro Ermes della Federico II di Napoli: “BigData: regole e competizione“, in cui approfondisce il caso Google.

Gig Economy: lavoratori o imprenditori?

Per quanto riguarda la gig economy, per intenderci quella dei “lavoretti” di Uber, Foodora ecc, segnalo questo speech di Antonio Aloisi al Nexa Center di Torino. Aloisi è Ph.D. candidate in Diritto del Lavoro alla Bocconi di Milano.
Nel video si parla generalmente di platform economy , però quello che voglio evidenziare in questo post e che quando  Aloisi introduce la gig economy, spiega che, chi lavora usando molte di queste app, per la giurisprudenza del lavoro non può essere inquadrato come lavoratore autonomo ma come lavoratore dipendente, in quanto le varie piattaforme non solo impongono una tariffa, ma anche altro, da come si può vedere da quest’immagine:

Una delle slide dello speech

 

E poi come molti ricorderanno, una sentenza di un tribunale Inglese nell’Ottobre del 2016 aveva imposto a Uber di dare ai suoi autisti un salario minimo, la limitazione dell’orario di lavoro e di pagare le ferie, però non li ha resi dipendenti subordinati a tutti gli effetti. (fonte Corriere.it)

Vi consiglio di seguire tutto l’intervento di Aloisi sulla Platform Economy e il diritto del lavoro.

 

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